Roberta Marcaccio recensisce L’elogio del barista

C’è chi dice che ai complimenti ci si abitua, non credo. Ogni volta che ricevo una bella recensione a un mio libro è una nuova emozione.
Oggi vi riporto ciò che de L’elogio del barista ha scritto nel suo blog Roberta Marcaccio, e se volete leggere l’articolo integralmente potete andare a questo link.

Solitamente scrivo le recensioni dopo qualche giorno dal termine della lettura del libro. Preferisco lasciare riposare le parole dentro di me, sedimentarle, coccolarle e poi riviverle durante la stesura del mio commento. Ci sono libri che richiedono calma e tempo giusto, ci sono altri libri, invece, che sgomitano per attirare la tua attenzione fin da subito.
Mentre leggo ho il malsano vizio di sottolineare (proprio l’altro giorno mia figlia mi ha rimproverato quando mi ha vista sottolineare con il mio Faber Castell rosso preferito un saggio di scrittura; rosso passione, un connubio perfetto per quella lettura) per ricordare e rileggere le parti che mi hanno scosso e che mi richiamano indietro, a riaprire quel volume e riandare dove l’anima ha messo un segno.

In questo interessante e ricco libretto dal titolo L’elogio del barista, che già dal titolo fa venire voglia di sedersi ad un tavolino con cappuccio e brioche e iniziare a chiacchierare, di parti ne ho sottolineate parecchie. Perché? Me lo sto chiedendo da quando ho iniziato a pestare con le dita sulla tastiera. Provo a rispondermi.

Perché ho scoperto di avere in comune con Caterina Ferraresi l’amore per i treni. Pendolare lei, pendolare io (con distanze differenti ma sempre treni sono). Il treno è il luogo preferito per scrivere e leggere (con auricolari e musica nelle orecchie per separare la mente dai vicini rumorosi) ed è sul Frecciarossa che mi culla ogni settimana che la mia anima ha sottolineato paragrafi di questo saggio psicologico molto utile, ma anche divertente, che vi permetterà di scegliere se: andare in terapia, andare dal barista a fare colazione, arrangiarvi da soli.

Caterina Ferraresi, da buona psicoterapeuta, ci lascia aperte tutte le possibilità. È come se ci dicesse: «Scegliete! O andate da uno psicoterapeuta ma non aspettatevi che vi risolva i problemi o vi dia consigli perché il lavoro dovrete farlo dentro di voi, oppure andate dal barista, gli raccontate la vostra vita e lui (gratis) di consigli ve ne darà parecchi, o, se non vi piace né l’uno né l’altro metodo, potete fare da soli magari leggendo L’elogio del barista che qualche dritta utile ve la dà».

Continuiamo coi perché.

Perché i saggi di psicologia sono i miei preferiti, ne ho letti alcuni anche molto interessanti, ed ogni volta trovo riflessioni che interessano la mia vita, che mi vestono su misura, che scuotono anche i miei pensieri e le cose in cui credo. Mi sono utili? Sicuramente sì, altrimenti cosa li sottolineerei a fare (si dice così?), mi limiterei a chiudere il libro, una volta terminato, e a dimenticarlo nel mio kindle o in mezzo alla polvere della libreria.

Perché L’elogio del barista mi ha ricordato il mio amico Gigi, il mio barista preferito, appunto, e alle chiacchierate (non psicoterapeutiche) che quando passo da lui facciamo. Ed in effetti è vero, il barista è perfetto nel ruolo di dispensatore di consigli. Non chiede (tanto sei tu che racconti), non sparla (perché non avete amicizie in comune, quindi a chi mai potrebbe raccontare la vostra vita) e ti consiglia (si sa, è sempre facile dare consigli alla vita degli altri, no? Io per prima sono maestra in questo).

Vediamo se riesco a passarvi qualcosa di interessante (senza spoilerare troppo) ma soprattutto a convincervi a leggere questo bel libro.

“Una strada senza cuore non è mai piacevole. Devi lavorare duramente anche per intraprenderla. D’altra parte è facile seguire una strada che ha un cuore perché amarla non ti costa fatica.”

Anche io quindi ho una speranza, quella di riconoscere un giorno la mia strada del cuore. Quella che non mi causa fatica e mi rende leggera.

Vediamo se ho qualche altra chicca interessante.

“…e buttare, buttare, buttare, perché la vita sia una cosa leggera, da intraprendere con passo lieve e con il cuore puro.”

Bello, no? Aprire gli armadi e buttare tutto quello che non usiamo da due anni. Ne avrei ante stracolme. Voi no? E non solo di calze, borse e libri…

Il libro contiene anche consigli pratici, ad esempio, prendi un foglio dividilo in due, a destra scrivi questo (non dirò cosa, dovete leggere L’elogio del barista per scoprirlo) e a sinistra quest’altro e poi fate così… che mentre leggi cominci ad elencare mentalmente cosa scrivere a destra e cosa a sinistra ed immediatamente le domande schizzano ovunque come le animazioni delle slide di Power Point (per chi non conoscesse le animazioni di Power Point, le frasi saltano fuori da ogni parte del monitor a seconda del tipo di movimento che hai programmato di fare; nel caso specifico il monitor è la tua mente).

La leggerezza è qualcosa che mi colpisce sempre: in ordine di apparizione il primo fu Calvino (con la sua lezione sulla leggerezza) e l’ultima è Caterina Ferraresi. Dalla scrittura alla vita, una standing ovation alla leggerezza. Ed è proprio quello che, in questo anno domini (marzo 2017), Caterina Ferraresi mi ha insegnato attraverso le sue parole piene, ricche, ironiche. Leggere e leggero hanno, non a caso, in comune sei lettere su sette. Il che significa che leggere è un atto che dà leggerezza, spazza via le ombre, gli armadi colmi e riporta la vita su un piano vivibile. Leggere è un dono che facciamo a noi stessi.

L’elogio del barista, edito da Corbaccio, è quel regalo che ognuno di noi dovrebbe farsi perché come dice Caterina “…la vita sia una cosa leggera, da intraprendere con passo lieve e con il cuore puro.”

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