Mi chiamo Caterina Ferraresi, almeno da quando ho compiuto sei anni e sono andata in prima elementare. Lì mi hanno dato questa informazione che ho assimilato a cuor leggero. Prima ero convinta di avere un altro nome e poiché nessuno mi aveva mai corretta – quando ero piccola io, e si viveva in campagna, i bambini erano lasciati molto liberi – fino a sei anni mi sono chiamata Enrica.
Dai sei anni agli undici tutti mi hanno chiamata Caterina poi, dall’inizio della scuola media in poi, mi sono chiamata Cate, Kiki, Ferri e ( chissà perché ) Totti. Di quest’ultimo vezzeggiativo, in questi giorni, vado particolarmente fiera.
Vivo a Bologna, adesso – prima vivevo in campagna dove, appunto, mi chiamavo Enrica – e chi sono non lo so, capirlo è il mio lavoro quotidiano. Appena lo scopro giuro che ve lo dico. Però posso dire cosa faccio, distinguendo tra
A) quello che faccio pagata
B) quello che faccio non pagata.

A) Faccio la psichiatra e la psicoterapeuta. Di questo ne ho parlato nel libro L’elogio del barista
B)
Leggo leggo leggo;
Scrivo qualche libro ( questa categoria è difficile da collocare: non pagata non è esatto, ma pagata è un’esagerazione;
Gestisco quattro gatti pieni di pretese;
Invio messaggi vocali a una figlia che vive altrove e che risponde sempre: ” Mami sono impegnata, ti chiamo dopo” e per dopo si intende DOPO;
Coltivo rapporti civili con uomini che mi hanno spezzato il cuore ( e ai quali sogno ancora- talvolta- di spezzare le rotule) e, quando si mette proprio molto male;
Prego.

Se vi è chiara la diversa lunghezza delle due liste è evidente come sia inutile chiedermi un prestito o rapirmi un gatto per chiedermi un riscatto, ma quello che potete fare è scrivermi e chiedermi consigli- perché adoro dare consigli- su complicazioni che riguardino nevrosi, libri, mariti, mogli, figli, animali e più in generale tutto, vedi alla sezione Scrivimi 

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